Ecco come predire le demenze

26/04/2017

Predire demenzePredire con otto anni di anticipo l’insorgere di una demenza. E’ lo straordinario risultato emerso da uno studio condotto dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr). Una ricerca che si è concentrata su 2.400 ultrasessantacinquenni, rappresentativi della popolazione anziana in Italia. Ne ha parlato il Dott.Antonio Di Carlo, uno dei ricercatori del CNR che ha seguito lo studio, intervenuto durante la diretta del programma Genetica Oggi su Radio Cusano Campus.

 

 

Dott.Di Carlo, è davvero possibile predire con otto anni di anticipo una demenza?

La ricerca, in tutto il mondo, sta cercando in modo spasmodico di individuare quali sono i segnali che ci possono indicare quali persone possono sviluppare una demenza negli anni successivi. Questo è molto importante se pensiamo alla prevenzione per ridurre i costi sociali e umani di malattie come l’Alzheimer. Il nostro studio è andato proprio in questa direzione, abbiamo valutato le attività quotidiane “più complesse” come usare il telefono, maneggiare dei soldi, preparare del cibo, usare mezzi di trasporto. Tutte queste sono attività non solo motorie ma anche cognitive. Lo studio ha dimostrato che un’alterazione di una o più di queste attività della vita quotidiana può predire, fino a 8 anni prima, lo sviluppo di demenza. Ovviamente il rischio, in base ai soggetti coinvolti, aumenta di nove volte nel caso di compromissione di quattro o più di queste attività.

Quando c’è una difficoltà motoria, magari ad abbottonarsi una camicia, bisogna dunque temere un problema futuro?

Diciamo che tutto va inquadrato in un contesto dove le difficoltà possano essere legate anche ad altri problemi, si pensi per esempio a chi è stato colpito da ictus e ha perso alcune sue funzioni oppure un’artrosi. Bisogna essere sicuri, dal punto di vista medico, che si tratti di un problema neurologico/cognitivo, una valutazione fatta dunque dal medico.

Voi avete studiato soggetti con oltre 65 anni di età. Qual è lo stato di salute degli anziani in Italia?

Questo studio in effetti ha affrontato per primo, a livello nazionale, le problematiche relative all’invecchiamento e alle condizioni di salute degli over 65 italiani fornendo stime sulla frequenza della demenza nel nostro Paese. Posso dire che in Italia le persone affette da questa patologia sono circa 700 mila con circa 150 mila nuovi casi ogni anno; gli ultrasessantacinquenni affetti da deficit cognitivo lieve sono circa tre milioni ossia un anziano su quattro. Per loro il rischio di demenza è significativamente superiore rispetto agli anziani con funzioni cognitive normali.

Uno studio del genere può aprire verso nuovi scenari terapeutici?

Questa ricerca fornisce informazioni molto utili per la messa a punto di interventi di prevenzione e trattamento, contribuendo, come dicevamo, a ridurre i rilevanti costi umani, sociali ed economici di questa malattia. Sappiamo quanto le famiglie rimangano spesso sole davanti a malattie come l’Alzheimer o le demenze in generale.

Andrea Lupoli

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