Fondazione Niccolò Cusano: Ecco come analizzare la Tiroide

23/05/2017

Ricerca Fondazione Cusano

Med64 System: E’ un registratore di potenziali d’azione eseguiti direttamente sulle cellule del cuore in coltura. Permette in pratica di fare un “elettrocardiogramma” direttamente alle singole cellule del cuore (cardiomiociti) in coltura. Nella parte destra della foto si vede il tracciato elettrocardiografico delle cellule che battono spontaneamente e che stanno in coltura nell’incubatore (parte sinistra della foto). Il macchinario proviene dal Giappone ed è uno degli strumenti più importanti e caratteristici del laboratorio della Fondazione Niccolò Cusano, indispensabile per lo studio della patologia del QT-Lungo.

E’ possibile nel nostro paese fare ricerca biomedica competitiva, indipendente e di qualità? Una domanda alla quale si può rispondere attraverso una realtà particolarmente efficace e virtuosa come la Fondazione Università Niccolò Cusano per la ricerca medico-scientifica. Un luogo di vita e di scoperta dove ogni giorno ricercatori e professionisti del settore si confrontano con le sfide più grandi che il mondo della medicina pone loro davanti. Perché se oggi è possibile curare malattie di varia natura lo si deve proprio a chi ha reso possibile realizzare il progredire di conoscenze ed innovazioni, applicando la rigorosa metodologia della ricerca scientifica. Ne ha parlato il Dott. Salvatore Sciacchitano, ricercatore presso la Fondazione Università Niccolò Cusano, intervenuto nel corso del programma “Genetica Oggi”, riguardo uno studio su una delle ghiandole più importanti del nostro organismo, capace di regolare numerose funzioni vitali: la ghiandola tiroidea.

Dott. Sciacchitano, raccontiamo una delle ultime ricerche, a livello temporale, della Fondazione Niccolò Cusano: La valutazione di un test capace di determinare la pericolosità dei noduli tiroidei

Si, l’ambito dello studio si riferisce alle metodiche da applicare per ottenere una corretta diagnosi di una forma di tumore che colpisce le ghiandole endocrine ed in particolare la Tiroide, uno dei tumori endocrini più frequenti soprattutto nel sesso femminile, anche se gli uomini non sono esclusi. Parliamo dunque di una capacità di individuare quali siano, nell’ambito di tanti noduli che colpiscono la tiroide nell’arco della vita e che nella maggior parte dei casi sono di natura benigna, i casi in cui i noduli sono di origine tumorale maligna e devono essere asportati chirurgicamente. Parliamo dunque di metodiche di diagnostica e, più precisamente di diagnostica pre-operatoria e di scelta di eventuali test da affiancare alla tradizionale citologia agoaspirativa.

Questi test sono di tipo diagnostico?

Dobbiamo dire che la diagnostica delle patologie nodulari della tiroide, come per molti altri organi, si avvale di diversi strumenti, primo fra tutti è l’esame ecografico. Una corretta valutazione della Tiroide con ecografia è fondamentale per verificare la presenza dei noduli e il grado di rischio in base alla forma, ai margini e alla presenza di microcalcificazioni e di parametri vascolari. Sulla base di questa accurata valutazione ecografica selettiva, ci si avvale, quindi, dell’esame citologico con ago aspirato dei noduli selezionati per completare la diagnosi. In questa fase le valutazioni del citologo si fondano sulle attuali linee guida, formulate dalle associazioni mediche competenti per un corretto inquadramento diagnostico delle lesioni. Per far questo abbiamo delle classi diagnostiche citologiche (da I a V) che sintetizzano l’esito della diagnosi citologica stessa.

Cosa indicano in particolare queste classi citologiche?

La classe I indica un campione cellulare non adeguato per formulare la diagnosi, quindi va ripetuto il prelievo. La classe II indica una lesione benigna. Le classi IV e V danno indicazioni di lesioni altamente sospette di tumore maligno o quasi sicuramente maligne. La classe III rimane una classe di lesioni “indeterminate” in cui il rischio di malignità è pari al 25-30%. Qui entra in gioco il nostro lavoro perché davanti ad una classe III il citologo si trova in difficoltà nel formulare una diagnosi definita, possibile solo dopo una valutazione istologica più completa, ma che richiederebbe l’esecuzione di un intervento di tiroidectomia. Il test che abbiamo studiato aiuta il citologo nel formulare un corretto responso per evitare interventi chirurgici non indispensabili.

Tornando al vostro studio, dunque, come vi siete mossi?

In primo luogo, nel 2008 abbiamo completato uno studio relativo all’applicazione di un metodo di valutazione immuno-istochimica per l’espressione di un marcatore tumorale, la Galectina-3. Questo metodo è stato clinicamente validato grazie ad uno studio multicentrico, prospettico, nazionale, Italiano, promosso e coordinato dall’Ospedale S.Andrea e dall’Università Sapienza. Più di recente, abbiamo eseguito un’estensiva ricerca dei dati pubblicati nella letteratura, concernenti i vari test disponibili, proposti per lo stesso fine, ossia la più accurata caratterizzazione dei noduli indeterminati, classificati come classe III. Questi test, alcuni ematici, altri scintigrafici, ed altri ancora genetico-molecolari, sono stati sottoposti ad una rigorosa meta-analisi, per verificarne la loro efficienza nell’individuare un tumore o nell’escluderlo ed anche per compararne il costo. La nostra è stata un’analisi molto accurata che ha “eletto” il ThyroTest alla Galectina-3 come il migliore test di screening, capace di combinare un basso costo ad una buona accuratezza diagnostica. Sulla base di tale analisi il test alla Galectina-3 può essere considerato utile nella caratterizzazione preoperatoria dei noduli tiroidei citologicamente indeterminati e lo proponiamo come test da inserire nell’algoritmo diagnostico di questi noduli.

In cosa la Fondazione Niccolò Cusano si distingue rispetto ad altre realtà di ricerca?

Qui all’Unicusano abbiamo la disponibilità di apparecchi estremamente sofisticati (vedi box di approfondimento nda) che ci consentono di fare tutta una serie di analisi molto dettagliate e che ci consentiranno di portare avanti altri tipi di ricerche soprattutto in ambito cardiologico ma anche in ambito oncologico, che è il nostro filone originale di ricerca, in particolare per i tumori alla Tiroide e alla Mammella. Il punto di forza è rappresentato dalla reale indipendenza della ricerca, non soggetta a pressioni e condizionamenti da parte di ditte farmaceutiche o di compagnie, nonché dall’impegno della Fondazione nel rendere disponibili attrezzature che i nostri ricercatori, grazie alla loro competenza e alle loro conoscenze, sono in grado di impiegare nel miglior modo possibile.

Andrea Lupoli

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA COMPLETA AL DOTT.SALVATORE SCIACCHITANO

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