Bambino prematuro primo neonato operato nel 2017

11/01/2017

ospedale bambino gesùAppena 720 grammi, questo il peso del primo neonato operato nel 2017 all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Il piccolo è venuto alla luce il giorno di Santo Stefano dopo sole 28 settimane di gestazione, con l’intestino perforato. Trasferito dall’Umbria a Roma il primo giorno del nuovo anno, è stato sottoposto a un’operazione d’urgenza da parte dell’équipe di chirurghi del Dipartimento di Neonatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù diretto dal Prof. Pietro Bagolan, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, nel corso del programma “Genetica Oggi”.

 

Professore, come sta il bambino?

L’intervento è andato bene e il bambino progressivamente è migliorato. Abbiamo motivi per essere ottimisti.

Perché questa operazione?

Aveva una perforazione intestinale, questa era una premessa per una peritonite che in questi bambini così piccoli è una complicanza gravissima che va gestita nel più breve tempo possibile.

Un bambino nato pretermine. Quanto è complesso operare un paziente così piccolo?

E’ complesso per chi non è abituato a farlo. Noi inevitabilmente in un ospedale come il nostro siamo attrezzati tecnologicamente a fare proprio questo. Consideri che, purtroppo, la prematurità è una “piaga” in aumento, rappresentano il 7,2% dei nuovi nati. Questo porta alla nostra attenzione bambini con molte complicanze a livello chirurgico.

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA AL PROF. PIETRO BAGOLAN

Perché questo aumento di bambini nati prematuramente?

Le cause sono molteplici, vanno dall’aumento dell’età media delle donne al primo parto (attualmente 35 anni) all’abuso di fumo, alla esistenza anche di gravidanze medicalmente indotte, le gravidanze plurime anche sono più a rischio di circa 10 volte rispetto alle gravidanze singole. Tutti questi sono elementi che favoriscono, in tutto il mondo, il rischio di prematurità.

Quanto le nuove tecnologie hanno trasformato questo settore?

Direi in maniera sostanziale, fino a 20 anni fa questi bambini erano considerati persi. Oggi è quasi l’opposto, le aspettative dei genitori per prime e poi anche di noi medici sono molto elevate, soprattutto se non entrano in gioco complicanze di altra natura come quelle neurologiche. Il bambino può crescere e diventare un bambino sano e un adulto sano. Il percorso è lungo e accidentato ma le possibilità di arrivare ad una condizione simile a quella di tutti gli altri è oggi elevata. Non significa il 100% ma abbiamo ottime possibilità. Ricordo infine i trattamenti in utero che permette di trattare medicalmente e chirurgicamente il feto, in casi molto selezionati, per condizioni particolari di malformazioni varie. Noi stessi siamo fra quelli che praticano tali tecniche. Una tecnologia che ci permette di essere minimamente invasivi anche dentro l’utero di una mamma, riusciamo ad entrare nella bocca e nella trachea di un feto e fare piccole manovre che cambiano sostanzialmente l’esito alla nascita.

Andrea Lupoli

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