BPCO: La patologia che “ruba” l’aria

08/01/2016

broncopneumopatia cronica ostruttivaSi è recentemente concluso a Genova  l’incontro annuale tra 500 allergologi e pneumologi italiani e stranieri. Molti i dati emersi soprattutto novità nella terapia contro acari, bpco e asma negli anziani. Ne ha parlato il Prof.Carlo Lombardi, Professore presso l’Università degli Studi di Genova, intervenuto durante la diretta di Genetica Oggi su Radio Cusano Campus, la Radio dell’Università Niccolò Cusano in onda sugli 89.100 Fm a Roma e nel Lazio.

Professore partiamo con la BPCO un acronimo che sta ad indicare la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva. Di che patologia si tratta?

Si tratta di una patologia molto rilevante dal punto di vista sociale, clinico ed epidemiologico in quanto è una malattia che coinvolge l’apparato respiratorio e spesso è associata al fumo di sigaretta. C’è da dire però che almeno il 20% dei casi di BPCO non sono legati all’esposizione attiva al fumo. Per questo è una malattia che va valutata anche con uno studio funzionale come la spirometria globale e il test della diffusione alveolo-capillare.

Quali le novità in ambito terapeutico emerse anche durante l’incontro?

Va detto che il sintomo più invalidante nel paziente affetto da BPCO è la dispnea cioè il “fiato corto” in modo particolare durante uno sforzo fisico. E’ quindi importante ridurre questa sgradevole sensazione. Considerando che la patologia porta ad ostruzione delle vie aeree con intrappolamento dell’aria nei polmoni c’è bisogno di agire su queste due caratteristiche cercando di dilatare i bronchi e ridurre l’intrappolamento aereo. Oggi abbiamo a disposizione molti farmaci broncodilatatori che sono in grado di farlo. La caratteristica interessante emersa negli ultimi tempi è che questi farmaci possono essere erogati in associazione fra loro nello stesso erogatore per via inalatoria una sola volta al giorno. Questo è molto importante perché il paziente affetto da BPCO è spesso anziano e può dimenticare la terapia. In questo modo diventa più facile seguirla.

Sono farmaci principalmente a base di cortisone?

Non necessariamente, i cortisonici possono essere utilizzati nella BPCO in particolari categorie di pazienti, soprattutto in quelli che tendono a riacutizzare frequentemente. Non vanno dati però cronicamente perché si è visto che possono portare in alcuni casi a polmonite. Il ruolo più importante lo giocano adesso i beta-stimolanti e gli anticolinergici.

Parlando invece dell’asma, altra diffusa patologia polmonare, nel nostro immaginario è una malattia legata alla giovane età. Qual è però in realtà la frequenza nei giovani e negli anziani?

C’è quasi lo stesso rapporto. Sostanzialmente l’anziano può essere colpito da asma e quindi non è una malattia ad esclusivo appannaggio dell’età pediatrica o adulta. E’ importante fare dunque corretta diagnosi perché con la BPCO l’asma non c’entra nulla. Quindi considerare bene tutti i segni clinici tenendo in considerazione che l’asma nell’anziano può presentarsi all’improvviso oppure essere una condizione di cui si soffre da tempo.

Andrea Lupoli

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA COMPLETA

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