Cardiochirurgia: Quando l’intervento si fa mininvasivo

02/02/2016

Cardiochirurgia MininvasivaImpiantare una valvola cardiaca attraverso una nuova tecnica mininvasiva che evita il più tradizionale intervento con “Sternotomia” (incisione dello sterno). E’ questo l’innovativo intervento, che sta cambiando il panorama degli stessi, eseguito in Molise presso la Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso, dove il Prof.Massimo Massetti, Direttore dell’Area Cardiovascolare del Policlinico “Gemelli” di Roma, ha coadiuvato il Dott. Carlo Maria De Filippo, Direttore del Dipartimento di Malattie Cardiovascolari della Fondazione. Un intervento che nasce proprio dalla stretta collaborazione fra i due istituti e dalla ricerca dell’Ospedale Gemelli di Roma. Ne ha parlato il Prof. Massimo Massetti, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia dell’Ospedale Gemelli di Roma titolare della Cattedra di Cardiochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, la radio dell’Università Niccolò Cusano, durante la diretta della trasmissione Genetica Oggi.

Prof.Massetti prima di entrare nel dettaglio di questa tecnica, ci aiuti a capire cos’è la Stenosi Aortica?

La stenosi della valvola aortica è una patologia che è sempre esistita ma epidemiologicamente oggi ne vediamo sempre di più di pazienti affetti da questa malattia proprio perché l’evoluzione della medicina e il miglioramento delle terapie fa si che oggi si viva più a lungo. La stenosi valvolare aortica è una malattia dell’invecchiamento. Il numero dei pazienti che noi vediamo affetti è sempre più crescente.

Quali sono i sintomi di tale condizione?

La stenosi della valvola aortica è una malattia progressiva caratterizzata da un parziale irrigidimento delle cuspidi della valvola stessa. Sono in pratica come degli “sportellini” che si aprono e chiudono in modo sincrono al battito cardiaco e per effetto dell’età e dell’usura diventano rigidi e questa valvola finisce per diventare come una porta che non si apre più. Quindi con il tempo determina sintomi come l’affanno, sincopi, dolori al petto e complicanze gravi se non viene trattata.

Quali le possibilità terapeutiche e chirurgiche della stenosi aortica?

La terapia consiste, quando lo stadio della malattia è in fase avanzata, nella sostituzione della valvola. Per sostituirla fino ad alcuni anni fa esisteva solo una metodica chirurgica molto complessa che permetteva di cambiare questa valvola con una protesi dal normale funzionamento. Oggi da alcuni anni, circa sette, è possibile eseguire una nuova metodica, meno invasiva, che viene realizzata con l’ausilio di alcuni cateteri che trasportano questa protesi valvolare biologica dentro i vasi sanguigni fino ad arrivare al cuore dove si posiziona, lasciando il cuore battere e sostituendo la valvola malata.

Questo trattamento si può sempre eseguire?

Effettivamente questa tecnica non sostituisce la tecnica tradizionale. Ricordiamo che anche l’intervento chirurgico tradizionale è cambiato molto negli anni, oggi è sufficiente praticare un’incisione di 4 o 5 cm e si realizza comunque un intervento mininvasivo. La metodica TAVI, quella di cui parlavamo e l’intervento tradizionale hanno delle indicazioni ben precise. Si può dire che oggi un paziente che ha problemi alla valvola aortica può beneficiare dell’una e dell’altra tecnica a seconda delle condizioni. Il progresso della cardiologia e della cardiochirurgia ha fatto si che tutti i malati, giovani o anziani, possano essere operati in sicurezza aumentando aspettativa e qualità di vita.

Professore recentemente ha dato supporto al Prof.Carlo Maria De Filippo e alla sua equipe per un intervento di questo tipo realizzato in Molise presso la Fondazione Giovanni Paolo II. E’ un rapporto sinergico quello fra il suo istituto e quello Molisano che evidenzia un aspetto molto importante: Trasferire un certo “know-how” e una certa esperienza per aiutare al meglio il paziente.

E’ verissimo, c’è una stretta collaborazione fra le due strutture che hanno un legame storico e di attività scientifica. Lavoriamo insieme su molti progetti di ricerca e assistenziali. Il trapianto di protesi è uno degli aspetti che ci vede appunto collaborare. La medicina oggi funziona quando si sviluppano reti fra diverse istituzioni, quando si portano avanti programmi comuni, sinergici, nel totale interesse del paziente.

Andrea Lupoli

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA COMPLETA

dona adesso universita on line
condividi su facebook condividi su twitter condividi su linkedin condividi su youtube RSS Feed