Un cuore più forte della malattia

30/01/2015

Foto del dott. Attilio Turchetta

Dott. Attilio Turchetta

Il cuore è a tutti gli effetti il “motore” della nostra esistenza. Come tutti i motori può andare però incontro a “guasto” anche in età pediatrica. Ne ha parlato il Dott. Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di quali sono le maggiori patologie cardiache nel paziente pediatrico e se è a loro preclusa la possibilità di fare dello sport. Intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus (89.100 Fm a Roma e nel Lazio) ha evidenziato alcuni aspetti fondamentali.

Dott. Turchetta parliamo delle cardiopatie del bambino. Quali sono quelle maggiormente diagnosticate?

Sono patologie abbastanza frequenti nel paziente pediatrico. Diciamo che 7 bambini su 1000 nascono con una cardiopatia. Chiaramente esistono cardiopatie e cardiopatie. Ci sono forme molto complesse che richiedono un intervento chirurgico e terapie mediche. Ci sono, e per fortuna sono anche le più frequenti, cardiopatie “semplici”, semplici per noi medici ma non sono certo semplici per i genitori di questi bambini malati. Sono però cardiopatie che anche se prevedono un intervento chirurgico, restituiscono al bambino un cuore anatomicamente sano.

Come si manifestano le cardiopatie pediatriche?

Oggi abbiamo un vantaggio, quello dell’eco cardiografia fetale. Fare un esame strumentale  al cuore del bambino mentre è ancora nella pancia della mamma. Questo permette una diagnosi di grandissima precocità. Molto spesso dunque le informazioni sulla cardiopatia del bambino vengono rilevate prima della nascita. In certi casi i bambini nascono senza sintomi e presentano qualche difficoltà solo successivamente come il sudare spesso durante l’allattamento, si infettano frequentemente, hanno infezioni respiratorie. Il bambino allora, valutato dal pediatra, mostra difficoltà cardiaca.

Un bambino cardiopatico può praticare sport? E nel caso quali sono quelli maggiormente consigliati?

Se la cardiopatia è stata corretta chirurgicamente dopo sei mesi dall’intervento si fa una valutazione del sistema cardio-respiratorio e da li si può vedere se può fare sport a livello non agonistico. Nel caso delle patologie congenite semplici si può arrivare a praticare anche sport a livello agonistico. Abbiamo ragazzi che dopo intervento e valutazione hanno ottenuto successi importanti a livello sportivo in sport come il nuoto, il canottaggio e il karate.

L’Università Niccolò Cusano attraverso una partnership con il Corriere dello Sport sta utilizzando il calcio come veicolo per informare riguardo patologie, idee e progressi della ricerca medica. Pensa sia un approccio comunicativo vincente?

Non solo lo penso, ma penso che sia l’aspetto con la “A” maiuscola. Nel senso che una comunicazione veicolata attraverso lo sport, con la concezione che abbiamo dello sport intesa come un’attività libera per tutti; ecco credo che avere un’informazione di questo tipo è di estrema importanza per abbattere tanti luoghi comuni. Si possono superare i luoghi comuni proprio grazie ad una comunicazione di questo tipo.

Andrea Lupoli

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