Dott.Antonio Di Carlo: Un’app contro l’ictus

24/04/2015

Alice onlus Ictus App cellulareIl Dott. Antonio Di Carlo, Istituto di neuroscienze del Cnr di Firenze, racconta a Radio Cusano Campus, come un’app può aiuare contro l’ictus.

Dott.Di Carlo parliamo di Ictus e di una nuova app sviluppata dal Cnr con l’Associazione Alice Italia Onlus. Ci spiega come funziona?

Dunque, l’obiettivo di questa app, scaricabile sul sito www.ictus3r.it,  era soprattutto quello di aumentare le conoscenze riguardo a questa patologia attraverso uno strumento innovativo e molto in voga come le app. Dare dunque dei suggerimenti pratici su come fare a riconoscere un ictus e su come comportarsi nel caso colpisca l’utente o un suo caro. Uno strumento di fatto pratico per sapere come comportarsi in caso di un evento di tipo ictale.

Quali sono i segnali di un possibile ictus in atto?

E’ una patologia complessa che può manifestarsi in diversi modi. Abbiamo cercato di riassumere, attraverso icone facilmente riconoscibili, i sintomi più comuni e frequenti come: bocca storta, debolezza ad un arto, difficoltà improvvisa di parlare o di vedere. Anche un forte mal di testa, mai provato prima, può suggerire l’inizio di un ictus.

L’app nella parte informativa ci comunica come: “La malattia distrugga circa 2 milioni di cellule cerebrali al minuto”. E’ un numero impressionante

Purtroppo si, è vero che abbiamo tanti neuroni ma parlare di 2 milioni di cellule perse al minuto è un numero importante. Ci porta di fatto alla fase successiva dell’app. Se all’inizio l’app da indicazioni per riconoscere l’ictus; in un passaggio ulteriore da indicazioni su come reagire. Il tempo è infatti fondamentale; non bisogna perdere tempo aspettando che passi. La prima cosa è avvertire il 118 ed evitare il proprio veicolo. Su un ambulanza si può avere ovviamente un’assistenza completa. E’ cruciale arrivare in tempo in ospedale, soprattutto nei primi 90 minuti. Questo il tempo migliore per salvare la persona e limitare i danni.

Parte finale dell’app dedicata alla “Riduzione” del rischio

Esatto, ci sono fattori di rischio che se gestiti diminuiscono la probabilità di incappare in questa malattia e l’app ci dice quali sono. Possiamo suddividerli in Modificabili e Non-modificabili. I primi sono l’età, l’etnia, il sesso e la componente ereditaria. Salvo l’età non sono però fattori veramente importanti per l’aumento di ictus. Fondamentali i fattori modificabili, quelli sui quali si può intervenire. I più importanti li possiamo riassumere in: pressione alta, diabete, colesterolo in eccesso, fumo e fibrillazione atriale (condizione che favorisce la nascita degli emboli). Questi fattori possono essere trattati con terapie che portano ad una importante riduzione dell’ictus cerebrale. Ricordiamoci che prevenendo l’ictus preveniamo tutta una serie di patologie cardiovascolari che vanno dall’angina all’infarto; condizioni fra le prime cause di mortalità. L’Ictus è in Italia la seconda causa di morte dopo le patologie cardiache, il 10% delle morti nel nostro paese sono da Ictus. Una persona ogni tre minuti.

L’Università Niccolò Cusano sta utilizzando lo sport, attraverso la squadra Unicusano Fondi Calcio, per informare le persone su temi legati alla salute e alla ricerca medica. Secondo lei è un’idea vincente?

Si questa iniziativa ha un duplice vantaggio: Da un lato avvicinare i giovani ai temi della salute e della prevenzione e dall’altro educare gli individui alla prevenzione stessa. Importante dare degli stili di vita ai ragazzi giovani che li applicano così su se stessi e magari ne parlano poi con i loro coetanei. Noi per esempio in Toscana abbiamo parlato ai ragazzi nelle scuole, nei licei e negli istituti superiori, cercando di spiegare appunto ai giovani l’importanza della prevenzione. Cose che prima si imparano meglio è per tutta la collettività.

Andrea Lupoli

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