Intervista al Presidente Ettore Fumagalli, EuropaUomo Onlus

14/11/2014

Uomo su una spiaggiaUn percorso attraverso il Tumore Prostatico, un momento per capire e sensibilizzare su un tema così difficile da trattare. Ne abbiamo parlato con il Dott.Ettore Fumagalli, Presidente di Europa Uomo Italia Onlus.

Dott. Fumagalli, qual è la mission di Europa Uomo Italia Onlus?

La nostra associazione si pone l’obiettivo di portare alla conoscenza di tutti, uomini e donne, le patologie prostatiche, in particolare il tumore della prostata, senza falsi pudori. Si tratta in sostanza di promuovere una “cultura” sulle malattie che possono colpire l’uomo nel suo apparato sessuale, in modo da togliere quel velo di  pudore che ancora impedisce a volte di poter intervenire tempestivamente, o che porta a drammatizzare invece casi che possono rivelarsi assolutamente non gravi. È un’iniziativa parallela, in un certo senso, a quella portata avanti per la prevenzione del tumore al seno.

Lo sforzo dell’associazione, che si pone “a fianco dell’uomo”, è anche di promuovere iniziative che aiutino a diffondere la cultura della diagnosi precoce e migliorino la cura e la qualità della vita del paziente (con proposte di legge, con campagne per facilitare l’uso di farmaci specifici) e l’assistenza nella delicata fase della convalescenza e della riabilitazione.

Quanti i nuovi casi l’anno?

Sono 36.000 i nuovi casi di tumore della prostata previsti in Italia per il 2015. Sempre per il prossimo anno prevediamo di dover contare complessivamente, quindi compresi i casi insorti negli anni precedenti, 320-330mila uomini colpiti dal tumore alla prostata in Italia.

L’informazione può essere la prima arma per combattere una patologia complessa come il tumore alla prostata?

Certamente. Essere informati significa sapere che cosa fare se si rientra nelle fasce a rischio, per età, familiarità o altri fattori: a chi rivolgersi, quali scelte fare, da chi farsi assistere e consigliare. Informarsi tempestivamente è la prima regola da adottare di fronte alla diagnosi di un tumore, per poterne valutare il livello di aggressività e le conseguenti cure da fare. Significa conoscere le complicazioni che possono insorgere ma anche, nel caso di una malattia poco aggressiva, sapere che esiste la possibilità di conviverci tenendola “sotto sorveglianza” per un certo periodo o magari per sempre. Significa sapere che, comunque, ci sono molte possibilità di riabilitazione dopo gli interventi più drastici.

Secondo lei c’è ancora troppa resistenza culturale quando parliamo di Carcinoma Prostatico?

“Purtroppo, nonostante le battaglie che Europa Uomo sta combattendo da 12 anni, il tumore della prostata, per l’uomo, rappresenta ancora un tabu perché le conseguenze delle cure hanno spesso ricadute sulla sfera più intima dei pazienti. Per un malinteso senso di machismo, l’uomo italiano non ne parla volentieri e non si informa correttamente. Per un uomo, la sola visita dall’urologo rappresenta un’incombenza continuamente rimandata e spesso sopportata solo grazie alle insistenze continue della moglie o della compagna.

Sostenere la ricerca è fondamentale quando parliamo di Neoplasie. La vostra associazione si impegna anche su questo fronte?

La nostra associazione non si impegna direttamente su questo fronte ma ha avviato una politica diretta ad ottenere un maggior numero di centri, le Prostate Cancer Unit, specializzati nel trattamento del tumore della prostata in cui i medici coinvolti nel percorso di diagnosi e cura collaborano fra loro. Il concetto fondamentale è quindi gestire la patologia in modalità multidisciplinare e multiprofessionale, concetto che si sta aprendo la strada se si valutano i numerosi Team Multidisciplinari Uro-Oncologici (oltre 16) che lavorano sul territorio italiano.
Sono quindi necessari sia un cambiamento culturale all’interno della comunità uro-oncologica, sia una forte promozione anche da parte nostra, che siamo il forum italiano di un Movimento europeo costituito da 23 Paesi, che sta perseguendo lo stesso obiettivo a livello internazionale.

Andrea Lupoli

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