La lombalgia: Ecco le nuove terapie

28/04/2016

lombalgia ropertoLa lombalgia è il primo stadio della patologia degenerativa, ossia legata al fisiologico e naturale invecchiamento della colonna vertebrale. Rappresenta però anche una delle principali cause di disabilità nella popolazione più giovane oltre che una delle principali cause di perdita di ore di lavoro. Ne ha parlato il Dott. Raffaele Roperto, Dirigente Neurochirurgo Ospedale San Filippo Neri di Roma, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, durante la diretta di Genetica Oggi.

Cosa si intende Dottore per Lombalgia, e come riconoscerla dal “normale” mal di schiena?

La lombalgia è la principale causa di disabilità nel mondo occidentale. Si stima che il 70-80% sperimenterà nella propria vita un episodio di mal di schiena che può diventare lombalgia. Possiamo suddividere la lombalgia in due gruppi: Quella Acuta caratterizzata dal fatto che è transitoria, ha una durata al di sotto dei sei mesi. Quando invece nonostante le terapie farmacologiche persiste allora diventa una lombalgia cronica. Questo è un segno che qualcosa non va nella nostra colonna vertebrale.

Secondo l’INAIL si stima che in Italia ogni anno sono 30 milioni le ore di lavoro perse per il mal di schiena. E’ una stima reale secondo lei Dottore?

Purtroppo sono stime esatte. La maggior parte delle persone colpite sono persone giovani e in età produttiva. Negli Stati Uniti, dove sono molto attenti a questo, si è messa in pratica una procedura chirurgica mininvasiva che può risolvere il problema della lombalgia. In particolare questa nuova metodica viene applicata anche agli sportivi. Immaginiamo un campione dell’NBA che deve rimanere a riposo per molti mesi che danno può fare alla squadra. In questo modo i tempi di recupero sono molto brevi. Nel 97% dei pazienti sportivi in 3-6 mesi c’è stato completo recupero e nell’80% di questi pazienti si è verificato un miglioramento delle prestazioni atletiche.

LE DICHIARAZIONI DEL DOTT.ROPERTO SULLA LOMBALGIA

Di che tecnica si tratta?

E’ un approccio chiamato “laterale” anche detto XLIF-Extreme lateral interbody fusion. Il paziente viene messo “di fianco”; si fa una piccola incisione di 2-3 cm lungo all’altezza del disco intervertebrale interessato. Poi attraverso un dispositivo specifico, un piccolo dilatatore, si entra all’interno del muscolo Psoas senza interromperlo, si allargano di fatto le fibre lungo il loro decorso. Il tutto si fa monitorando costantemente la funzionalità dei nervi nel plesso in esame. In questo modo il chirurgo ha sotto controllo la funzionalità dei nervi e può evitare complicazioni. Fatto questo si arriva relativamente agevolmente alla colonna vertebrale, si rimuove il disco “non funzionante” che provoca la lombalgia e si sostituisce con un disco artificiale. Oggi infatti, rispetto al passato, nei pazienti giovani e sportivi si può utilizzare un disco artificiale invece che una protesi con un grande vantaggio: quello di consentire una grande motilità che in altri casi non avrei. Nel nostro paese si può fare tutto questo in soli due centri: Uno è il San Filippo Neri di Roma, l’altro è il Galeazzi di Milano.

Andrea Lupoli

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