Cardiopatia e Terremoto: Quando la paura fa male al cuore

31/08/2016

Terremoto e pauraIl Prof.Michele Gulizia, Direttore di Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania, intervistato a Radio Cusano Campus nel corso del programma Genetica Oggi, ha spiegato gli effetti della paura del terremoto sul cuore alla luce della morte della donna 50enne deceduta per lo spavento a Caldarola in Provincia di Macerata. Il Prof.Gulizia si trova a Roma proprio in questi giorni in occasione del più importante congresso cardiologico dell’anno: L’ESC 2016 con 35mila specialisti da oltre 140 paesi.

Professore si può morire di paura? Magari proprio da una paura indotta dal terremoto

L’eccesso di emozioni, sia positive che negative, ha effetti diretti sul cuore. La paura e i drammatici cambiamenti possono causare, come nel caso della donna di Caldarola, un’anomala attivazione del sistema nervoso simpatico che è quello che fa aumentare i battiti del cuore e la pressione. Le coronarie, in quella condizione chiamata sindrome di sindrome tako-tsubo, a seguito di un forte stress emotivo subiscono un restringimento e non permettono il passaggio del sangue. Questo fa si che si verifichi un infarto. Una condizione si è verificata dopo gli attacchi terroristici dell’ 11 Settembre 2001 a New York. Ci fu un aumento del 49% degli infarti nel corso dei mesi successivi all’evento. In Giappone successe lo stesso dopo lo Tsunami, l’incidenza di soggetti che sono andati incontro a scompenso cardiaco è aumentata moltissimo anche dopo 4 anni dallo Tsunami, gli effetti si protraggono nel tempo. La paura dell’ignoto, dopo questi eventi, porta alcuni soggetti a stress cardiovascolare.

Consiglierebbe dunque un controllo cardiologico ai sopravvissuti di Amatrice o Accumoli?

Sarebbe opportuno sottoporre gli abitanti delle zone terremotate a controllo cardiologico soprattutto i soggetti più ansiosi e quelli con pregresse malattie cardiache, compresi i soggetti diabetici e quelli ipertesi che per primi dovrebbero rivolgersi al cardiologo per regolare i valori di pressione, oltre che quelli glicemici, eseguendo un buon elettrocardiogramma.

Ascolta l’intervista completa al Prof.Michele Gulizia

Professore lei è fra i relatori dell’ESC 2016 per parlare di morte cardiaca improvvisa

La morte cardiaca improvvisa è una morte che si verifica entro un’ora da un aggravamento inaspettato in un soggetto che si potesse pensare che potesse decedere. Purtroppo non è un problema poco rilevante, è un problema che affligge 60mila italiani ogni anno. Sono circa 1200-1400 italiani al giorno che decedono per morte improvvisa. Negli Stati Uniti sono poco più di 350mila. Purtroppo molti giovani con meno di 35 anni sono colpiti da questa condizione. A rischio anche chi ha subito un pregresso infarto o uno scompenso cardiaco che hanno un deterioramento improvviso delle condizioni e muoiono improvvisamente.

Non ci sono sintomi “spia”?

Non ci sono sintomi particolari, bisogna dire che soprattutto i soggetti che hanno dei battiti in più, quello che la gente chiama “cardiopalmo” o “extrasistole”, devono sottoporsi ad un buon controllo cardiologico e fare soprattutto il noto Holter che registra l’attività del cuore nell’arco delle 24 ore. C’è bisogno di capire quali sono queste aritmie, se ventricolari c’è bisogno di fare una profilassi e capire quali condizioni di base ci sono. Ci sono inoltre delle condizioni come la Sindrome di Brugada e quella del QT-Lungo che consistono in aritmie generate da alterazioni genetiche dei cromosomi e che portano ad alterazioni cardiache.

Andrea Lupoli

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