Ecco i farmaci di un futuro sempre più vicino

23/02/2016

Nanofarmaci tumoriCome saranno i farmaci anticancro del futuro? Somiglieranno un po’ al Cavallo di Troia di Ulisse e a Caronte il traghettatore di anime. Capaci cioè di arrivare al bersaglio, tumorale, senza colpire gli organi e i tessuti intorno. Questo in base ai risultati presentati dalla Fondazione IRCCS Istituto dei Tumori di Milano. La ricerca guarda dunque alla nanomedicina come possibilità da impiegare nel trattamento dei tumori. Attualmente sono circa 49 i nanofarmaci presenti sul mercato, per un valore complessivo che oscilla tra i 100 e 130 miliardi di dollari. Sul fronte della sperimentazione sono più di 230 i nanofarmaci attualmente testati sull’uomo, il 30 per cento dei quali sono farmaci per la cura del cancro. L’Unione Europea, tra il 2008 e il 2014, ha finanziato più di 50 progetti di nanomedicina che vanno dalla messa a punto di nuovi sistemi di somministrazione dei farmaci nanostrutturati alla medicina rigenerativa, fino alla creazione di nanoparticelle per la diagnostica precoce. Di nanomedicina e nuove terapie ne ha parlato anche la Dott.ssa Nadia Zaffaroni, direttore della struttura complessa di Farmacologia Molecolare della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, la radio dell’Università Niccolò Cusano, durante la diretta del programma Genetica Oggi.

Dott.ssa Zaffaroni cosa sono questi nanofarmaci?

Sono farmaci antitumorali che anziché essere dati in forma libera al paziente, come si fa nelle chemioterapie tradizionali, possono essere somministrati tramite “nanoparticelle”. Queste nano particelle sono piccolissime, nell’ordine di miliardesimi di metro, però hanno una funzione importantissima sono in grado di far avvenire un rilascio molto più consistente del farmaco a livello del tumore riducendo gli effetti collaterali.

Quando si è iniziato a lavorare sui nanofarmaci?

La ricerca relativa allo sviluppo di nanosistemi  per il rilascio dei farmaci è una ricerca che parte da lontano, intorno alla fine degli anni ’60. Tuttavia il primo nanofarmaco è stato approvato dall’FDA solo nel 1995. C’è stata una forte intensificazione degli studi negli anni più recenti grazie al lavoro sinergico degli specialisti provenienti da settori diversi e dall’avanzamento delle conoscenze. Ora si sta pensando a nanoparticelle ancora più performanti ossia capaci di risultare invisibili al sistema immunitario umano, così da non essere bloccate e sempre più precise nel colpire il tumore bersaglio.

Che tipo di tumori possono essere trattati in questo modo?

Con i Liposomi abbiamo avuto i risultati migliori. Più recentemente abbiamo ottenuti ottimi risultati nel caso del tumore al Polmone e in quello del Pancreas. Le speranze sono molto grandi. Stiamo provando dunque a sviluppare sistemi sempre più sofisticati per il rilascio dei nanofarmaci. Cito il nostro lavoro all’Istituto dei Tumori di Milano dove ci concentriamo molto sull’efficacia dei farmaci nei modelli sperimentali; un lavoro che non sarebbe possibile senza il rapporto sinergico con istituti e centri mondiali d’eccellenza come l’Università di Melbourne e lo staff guidato dal Prof.Frank Caruso con cui stiamo studiando possibilità veramente innovative.

Andrea Lupoli

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA COMPLETA

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