“I ragazzi del bambino Gesù”: Il coraggio di affrontare la malattia

28/02/2017

programma rai 3Attraverso un documentario in 10 puntate trasmesse la domenica alle 22.50 da Rai 3 per la prima volta il Bambino Gesù di Roma, l’ospedale pediatrico più importante d’Europa, che ogni anno accoglie circa 100 mila pazienti da ogni parte d’Italia, si racconta mostrando la quotidianità di dieci giovani affetti da una grave malattia, delle loro famiglie, dello staff medico, in un intenso e autentico viaggio alla ricerca della guarigione.  Ne ha parlato Simona Ercolani, Ceo della casa di produzione Stand by me e ideatrice del programma, durante il programma “Genetica Oggi” su Radio Cusano Campus.

 

Ercolani come nasce l’idea di raccontare “I ragazzi del bambino Gesù”?

Nasce dalla conoscenza diretta dell’Ospedale che ho avuto modo di fare da mamma parecchi anni fa. Entrando in contatto con questa realtà ho sempre pensato: “Questa è una realtà che andrebbe raccontata”. Le cose delle volte restano nel cassetto ma poi vedono la luce. Ci abbiamo lavorato per mesi, insieme al gruppo creativo della Stand by me, per far si che si potesse raccontare al meglio ciò che io stessa avevo visto con i miei occhi. Faticosamente siamo riusciti a convincerli, la diffidenza iniziale dell’Ospedale Bambino Gesù è stata l’ulteriore conferma della loro serietà perché temevano disturbassimo il lavoro in ospedale e la degenza dei pazienti. Per questo siamo entrati “in punta di piedi” e siamo stati con le telecamere sempre un passo indietro rispetto ai pazienti. Per un anno siamo stati in cinque reparti in particolare in  Oncoematologia. Stando li abbiamo chiesto a pazienti e parenti la loro disponibilità ad essere raccontati. La peculiarità di questo programma è che non abbiamo fatto nessun casting; è stata proposta una collaborazione a medici e pazienti (e alle loro famiglie) e poi chi ha accettato noi lo abbiamo raccontato.

ASCOLTA QUI L’INTERVISTA COMPLETA A SIMONA ERCOLANI

L’Ospedale Bambino Gesù è un eccellenza nazionale ed internazionale. Anche questo è stato raccontato?

Certamente, inoltre quello che ho potuto verificare, e raccontare, è che non è soltanto un’eccellenza dal punto di vista medico ma anche dal punto di vista umano.  Quando si entra al Bambino Gesù tu non sei la tua malattia, tu sei una persona che ha una malattia ma ha anche un passato, una vita, dei sogni e un futuro. La cosa fantastica che noi speriamo di riuscire a restituire non è solo il cordone che si stringe intorno al bambino malato da parte della sua famiglia e dei suoi parenti ma proprio la solidarietà umana che scatta fra medici, , infermieri, personale volontario, famiglia. In ospedale spesso ci si sente molto soli, chiusi nella propria malattia. Quello invece che abbiamo visto e vissuto al Bambino Gesù è stata una esperienza umana, oltre che professionale, perché abbiamo toccato proprio la forza della vita e anche la forza dell’amore e della solidarietà fra persone. Quando si sta male si pensa di essere soli, ecco al Bambino Gesù questo viene ribaltato non si è soli, non si è rifiutati anzi si è inclusi. La cosa che personalmente mi ha più commosso è stata, oltre alla forza e al coraggio delle famiglie e del personale, è stata proprio la solidarietà fra pazienti. Una solidarietà straordinaria.

Andrea Lupoli

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