Salute: malattie cardio e cerebrovascolari, problematiche in assistenza

14/03/2014

Sette milioni e mezzo le persone cardiopatiche nel nostro Paese, ovvero oltre il 12% della popolazione. Di questi, oltre tre milioni sono scompensati. Oltre il 40% delle morti per malattia sono causate da patologie cardiache e il 10% e’ dovuto a morte cardiaca improvvisa. Mentre l’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di invalidita’ nel mondo, la seconda causa di demenza e la terza causa di mortalita’ nei paesi occidentali.

In Italia ogni anno si registrano poco meno di 200 mila casi di ictus, dei quali circa un terzo porta al decesso nell’arco di un anno e circa un terzo ad invalidita’ seria. Dunque quasi un milione nel nostro Paese convive con gli effetti invalidanti di un ictus. Le segnalazioni dei cittadini al servizio di consulenza informazione e tutela PIT salute del Tribunale per i diritti del malato, mostrano che le principali problematiche nelle cure e servizi per le patologie cardio e cerebro vascolari, riguardano: le lunghe liste di attesa per esami diagnostici (l’area cardiologica raccoglie il 9,8% delle segnalazioni di lunghi tempi di attesa, dopo la radiologia – 24%, l’oncologia – 17,5%, – la ginecologia – 13,6%), le liste di attesa per visite specialistiche cardiologiche (25% del totale, preceduta solo dall’area oculistica al 25,6%); le difficolta’ inerenti l’assistenza territoriale; le difficolta’ in ambito ospedaliero, visto che l’8% dei cittadini con patologie neurologiche e il 7,6% di chi ha problemi cardiologici segnalano dismissioni premature e difficolta’ nella presa in carico; difficolta’ di accesso ai farmaci (costi, ostacoli burocratici ed amministrativi per accesso a farmaci di fascia H o PHT-A ed ai piani terapeutici).

Da queste premesse nasce l’indagine ”Mi sta a cuore”, presentata oggi presso la Camera dei deputati da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, al fine di approfondire le modalita’ con cui alcune Regioni ed Asl stanno implementando le reti per la prevenzione, la cura e la presa in carico dei pazienti con patologie cardiovascolari e cerebrovascolari. All’indagine, che rappresenta una raccolta di contributi ed esperienze locali, hanno partecipato 16 aziende sanitarie locali e ospedaliere. Lo sviluppo delle reti cardiovascolare e cerebrovascolare nei territori regionali – evidenzia l’indagine – presenta gradi di ”maturita”’ diversi, che incidono sui modelli organizzativi e sulla capacita’ di rispondere ai bisogni effettivi delle persone. Talvolta le differenze sono tali non solo tra Regioni, ma anche tra territori di una stessa Regione.

Alcune Regioni hanno iniziato molti anni addietro ad attivare ed organizzare le reti cardiovascolari e cerebrovascolari (per es. Emilia Romagna, Veneto, Toscana) altre Regioni (come Puglia, Lazio, Sicilia) si sono messe in marcia piu’ lentamente. Sul versante cerebrovascolare, esiste una disomogenea distribuzione delle stroke unit (centri di cura per l’ictus in emergenza), con una penalizzazione forte nelle regioni del Sud. Le associazioni di pazienti infatti denunciano che a fronte di un fabbisogno stimato nel nostro Paese di oltre 300 Unita’ Cerebrovascolari (una ogni 200.000 abitanti), ne sono operative circa 160, l’80% delle quali ubicate nelle Regioni del settentrione d’Italia (nessuna Unita’ nel territorio di Napoli). Una buona risposta emerge da parte di Regioni quali Valle D’Aosta (1 centro per 120mila abitanti, ossia 166% di copertura della domanda), Umbria (120%), Liguria (120%), Veneto (102%). La copertura invece non raggiunge il 40% in Sardegna (37,5%), Trentino (37%), Basilicata (33%), Calabria (30%), Sicilia (24%), Lazio (22%) e Campania (10,5%).

A cura di Andrea Lupoli

[Fonte: Asca]

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