Sanita’: allarme Anaao, per SSN -15mila medici specialisti in 10 anni

17/03/2014

Nei prossimi 10 anni mancheranno all’appello oltre 15.000 medici specialisti che operano nel Servizio sanitario nazionale. A fronte, infatti, del pensionamento di piu’ di 58.000 tra medici dipendenti del Ssn, universitari e specialisti ambulatoriali, il numero dei contratti di formazione specialistica previsti dall’attuale programmazione sara’ di 42 mila unita’, ben al di sotto della soglia necessaria.

L’allarme arriva da una indagine condotta dall’Anaao Assomed (firmata da Carlo Palermo, coordinatore dei Segretari Regionali, Domenico Montemurro e Fabio Ragazzo del Settore Anaao Giovani) che, sulla scorta dei dati forniti dalla Fnomceo, Enpam (annuario 2012 su dati 2010), Miur e Ragioneria Generale dello Stato (Conto annuale 2012) su curve di pensionamento, fabbisogni specialistici (richieste delle Regioni) e numero chiuso per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia, ha evidenziato le criticita’ chiave del sistema formativo italiano.

Unica via d’uscita indicata dall’indagine e’ mettere mano ad una nuova programmazione sanitaria passando per la soluzione di due urgenze: l’imbuto formativo, risultato dal gap tra numero chiuso per l’accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia e l’offerta formativa post-laurea e il precariato medico, generato sia dal blocco del turnover che da riforme pensionistiche sempre in itinere che procrastinano l’uscita dal sistema.

L’imbuto che si e’ creato tra numero annuo di laureati in medicina, crescente grazie a miopia delle politiche di accesso ed invasioni del TAR, e posti nelle scuole di specializzazione, in progressiva riduzione a causa della esiguita’ delle risorse economiche rese disponibili dalla legge di stabilita’, ha gia’ creato ampie e preoccupanti sacche di disoccupazione e sottoccupazione medica e blocco formativo. E’ evidente che ”togliendo” e ”tagliando” il futuro alle nuove generazioni di medici, impedendo loro un accesso al SSN, di fatto si vuole costringerle a cambiare Paese minando lo stesso Sistema Sanitario.

Secondo i curatori dello studio, ”si dovrebbe pensare criticamente ai decreti del MIUR che hanno aumentato la durata dei percorsi formativi, introdotto il bonus per chi partecipava al concorso per l’ammissione alle scuole di Medicina e Chirurgia, per poi toglierlo e reintrodurlo, modificando, di fatto, le graduatorie e spingendo chi non era entrato nelle Scuole di Medicina a ricorrere alle vie legali.

Se il precariato medico e’ diventato un’emergenza sociale, si deve anche rivedere la formazione, oggi affidata solo alle Universita’, ripensando gli Ospedali Italiani come occasione professionalizzante per i medici neo-laureati e di sviluppo di expertise per i medici a fine specialita”’.

Queste le soluzioni che l’Anaao Assomed propone per superare le criticita’: ”50% della durata della specialita’ con contratto di formazione specialistica in ambito universitario; 50% in ambiente extra-universitario senza l’obbligo di aver gia’ conseguito il titolo di specialista; frequenza finale di 6 mesi nella sede ospedaliera di preferenza, tra le massimo 3 frequentate (praticantato valutato ai fini di una possibile assunzione post specialita’), oppure facolta’ di svolgere il praticantato presso la stessa sede universitaria, qualora lo specializzando decidesse di concorrere per una borsa di dottorato di ricerca; abolizione dei dottorati di ricerca senza borsa”.

In concreto, ”occorre anticipare l’incontro tra il mondo della formazione e quello del lavoro, oggi estranei l’uno all’altro, animati da conflittualita’ latenti o manifeste e contenziosi infiniti, consentendo ai giovani medici di raggiungere il massimo della tutela previdenziale ed al sistema sanitario di utilizzare le energie piu’ fresche. La soluzione consiste nella trasformazione del contratto di formazione-lavoro in contratto a tempo determinato con oneri previdenziali ed accessori a carico delle Regioni e nel conseguente inserimento dei giovani medici nella rete formativa regionale. Recuperare il ruolo professionalizzante degli Ospedali rappresenta la strada maestra per garantire insieme il futuro dei giovani medici e quello dei sistemi sanitari”. Infine, lo studio propone ”una ridefinizione razionale dei fabbisogni specialistici (richieste delle Regioni) per i prossimi 10 anni e del numero chiuso per l’accesso alle scuole di Medicina e Chirurgia secondo il trend di cessati attesi nei prossimi 3 quinquenni e il numero di medici neo-laureati previsti a partire dal 2014”.

A cura di Andrea Lupoli

[Fonte: Asca]

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