L’atleta Veronica Minati ci racconta la sua vita da sportiva e da diabetica

20/11/2014

Foto Veronica Minati Volley SoveratoQuanto lo sport faccia bene alla nostra crescita e, via via, al mantenimento di un buono stato di salute, ce lo ripetono sin da quando siamo bambini. Questo precetto assume un valore universale quando si parla di malati a cui è stato diagnosticato il diabete, per i quali non esiste alcuna indicazione diversa rispetto a quella che siamo abituati a sentire: lo sport è parte integrante della vita e della terapia di un diabetico, anche svolto a livello agonistico. Per parlare del connubio sport-diabete, Radio Cusano Campus ha sentito una delle pallavoliste più forti del panorama nazionale, una ragazza che ha compiuto il suo percorso professionale condividendolo con il diabete ed anche per questo oggi è testimonial di A.N.I.A.D. Onlus (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici), Veronica Minati.

Veronica tu giochi attualmente in serie A2 con il Volley Soverato ma sei di ritorno da un’esperienza nella serie A francese e hai calcato anche in Italia, e per tanti anni, i campi della A1. Cosa significa essere un’atleta ed affrontare ogni giorno lo sport ed il diabete?

“Al momento in cui ti viene diagnosticata la malattia non si attraversa un periodo facilissimo ma nel mio caso la passione per la pallavolo mi ha aiutata a convivere con questa condizione. A 17 anni mi hanno detto che avevo il diabete e già giocavo a pallavolo da 4 anni, i medici mi hanno sempre spinta a continuare dicendomi che lo sport avrebbe dovuto far parte della mia vita. Mi sono fatta forza, non mi sono arresa e imparando a convivere col diabete i risultati sono arrivati, anche grandi risultati”.

Come si svolge la tua giornata tipo? Il diabete ti ha stravolto la vita o devi solo rispettare alcune regole e sottoporti ad una terapia?

“Io mi ritengo fortunata perché ho avuto modo di incontrare un’equipe di medici che mi hanno dato, sin da subito, tutte le indicazioni che dovevo seguire. Bisogna imparare a conoscersi, a calibrare le proprie attività sulla terapia da seguire e su un preciso stile di vita alimentare. Col passare del tempo diventa una gestione di se stessi, si deve avere il pieno controllo del proprio corpo. Io faccio terapia insulinica, ho le mie dosi da seguire durante i pasti ma dopo 14 anni ho imparato, è una sorta di abitudine”.

Il diabete può essere visto come un’occasione per monitorare costantemente il proprio stato di salute?

“Si, alla fine è così. Io ad esempio ho sempre avuto un regime alimentare abbastanza corretto, avendo sempre fatto sport, ma da quando mi hanno diagnosticato il diabete sono ancora più attenta. Anche la mia famiglia, con la necessità di adattarsi alle mie esigenze, mangia meglio. Ho inserito nella mia dieta le fibre, la pasta integrale, mangio in modo sano”.

Quali sono i sintomi che ti hanno portata alla diagnosi del diabete?

“Mi sentivo molto affaticata, anche a fare sforzi minimi. Ho passato un mese con una sete smodata ed ero sempre più stanca. Mi hanno ricoverata per una settimana e dalle analisi è emerso che avevo il diabete. Già all’ospedale mi hanno dato tutti i consigli utili da seguire una volta fuori, loro sono stati bravissimi ed io avevo una motivazione feroce: continuare a giocare a pallavolo e farlo nel migliore dei modi”.

Hai mai avuto problemi in ambito sportivo per la tua malattia? Ti sei mai sentita discriminata?

“Discriminata mai. Confesso di essermi sentita io stessa in difficoltà quando capitava di farmi un’iniezione di insulina davanti a tutti, all’inizio è una condizione destabilizzante. La cosa più importante è comunicare a tutti la propria condizione, informare su ciò che può succedere in casi di ipoglicemia e come intervenire. Devo dire di aver trovato sempre persone interessate e pronte ad informarsi di più, per me, per la mia sicurezza e per la malattia in generale”.

Redazione

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